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consorzio studi e servizi per l'immigrazione
NEGLI ULTIMI 10 ANNI SENZA STRANIERI AVREMMO AVUTO -62% DI IMPRESE

[07/01/2011]: Studio della Camera di commercio di Milano: due aziende su tre non sarebbero nate senza l'apporto del lavoro e dei capitali di cittadini non italiani. E otto regioni avrebbero avuto il saldo in rosso...

REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI?

[26/11/2010]: Prima alcune indiscrezioni per un nuovo decreto flussi 2010, poi la Camera approva un ordine del giorno che impegna il governo su alcuni punti. Nulla di obbligatorioApertura del governo alla reg...

SPECIALE - TEST DI ITALIANO PER IL RILASCIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO CE DI LUNGO PERIODO

[26/11/2010]: La circolare esplicativa, le schede pratiche, il test di lingua, la procedura illustrata per l’iscrizione all’esameDal 9 dicembre 2010 entrerà in vigore il decreto interministeriale del 4 giugno...

"SERVE UNA MENTALITÀ RINNOVATA SULL'IMMIGRAZIONE"

[29/10/2010]: Franco Pittaucoordinatore del "Dossier Statistico Immigrazione" Caritas e Migrantes Roma, 26 ottobre 2010 - La presentazione del 20° rapporto sull’immigrazione de...

DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2010 - SCHEDA SU LOMBARDIA E AREA MILANESE

[27/10/2010]: 1DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2010 - SCHEDA SU LOMBARDIA E AREA MILANESELe presenze straniere in regioneI residentiSecondo i dati Istat elaborati dal Dossier Statistico Immi...



“PAROLE IN MOVIMENTO”
“PAROLE IN MOVIMENTO” percorso di alfabetizzazione e educazione alla cittadinanza “Viaggiare è il modo migliore per conoscere e accrescere la tua forza, diceva Jasmina, mia nonna, che era illetterata e viveva in un harem. Devi focalizzarti sugli stranieri che incontri e cercare di comprenderli. Più riesci a capire uno straniero, maggiore è la tua conoscenza di te stessa, e più conoscerai te stessa , più sarai forte.” Fatima Mernissi “L’harem e l’occidente” L’idea “Parole in movimento” nasce dall’esperienza della Cooperativa Accoglienza Migranti e del Consorzio Studi e Servizi per l’Immigrazione nell’educazione e l’insegnamento della lingua italiana alle donne straniere incontrate sul territorio della provincia di Brescia. Il libro si rivolge in particolare a tutte quelle donne straniere, che da poco arrivate in Italia, necessitano di uno strumento che possa servire a facilitare da un lato la conoscenza del territorio e dall’altro l’apprendimento della lingua italiana, cercando di tenere in considerazione sia le esigenze delle donne con scarsa alfabetizzazione pregressa sia di quelle maggiormente istruite, siano esse madri di famiglia o giovani donne non ancora sposate. Il volume è oggi alla sua seconda edizione, arricchita di nuove immagini e nuovi esercizi, pensati sulla base delle necessità che nascono di giorno in giorno di fronte a classi sempre nuove e diverse. In questa edizione l’aspetto iconografico è stato completamente rinnovato al fine di rendere più facile l’associazione dei concetti alle immagini. Descrizione del testo Nel volume si affrontano 8 moduli tematici: - L’alfabeto e i suoni dell’italiano; - Conoscersi: elementi base della lingua italiana; - La scuola: organizzazione della scuola italiana e rapporto scuola-famiglia; - La salute: la donna, il sistema sanitario e la gravidanza; - La cucina: alimenti, al mercato ed al supermercato; - Autonarrazione: il viaggio verso l’Italia, come raccontare l’esperienza migratoria; - Il territorio: organizzazione dello stato italiano, il comune e i suoi servizi; - L’ecologia: suggerimenti in difesa dell’ambiente, la raccolta differenziata. All’interno di ogni capitolo è possibile trovare sessioni ricche di immagini per l’apprendimento di nuovi vocaboli, sessioni arricchite con dialoghi volti all’interazione e alla discussione in classe ed infine sessioni dedicate in modo più specifico alla grammatica, con esercizi scritti che possono essere svolti anche a casa. Ogni esercizio o attività è stato sperimentato con gruppi di donne diversamente composti, quindi è possibile notare nel testo uno sforzo complessivo – nella semplicità dei dialoghi, nell’utilizzo delle immagini - per rendere facilmente accessibili tutti gli argomenti proposti. L’obiettivo principale del progetto editoriale è quello di rafforzare la comunicazione orale: per questo ad esempio nell’enunciazione dei verbi si è preferito l’utilizzo dei pronomi “lui/lei” e “loro”piuttosto che “egli/ella” o “essi/esse”. Un libro come strumento per l’interazione Il libro si colloca all’interno di un filone più ampio dedicato all’alfabetizzazione degli stranieri che fino ad oggi ha riservato uno spazio limitato alla componente femminile immigrata. Negli ultimi anni i flussi migratori femminili si sono moltiplicati, un fenomeno questo che ha inevitabilmente portato con sé problematiche ed esigenze nuove da soddisfare. Il libro vuole proporsi come uno strumento innovativo e utile volto ad un maggior coinvolgimento proprio di questa componente attiva dell’immigrazione, che si avvia a divenire il punto di incontro tra realtà che si intersecano anche grazie a loro, come i servizi scolastici e sanitari. Esso affronta infatti tematiche utili a questo scopo, fornendo strumenti che possano supportare queste donne nel momento in cui iniziano a muoversi in una realtà che è “difficile” da capire prima di tutto perché parla un’altra lingua. Il testo può divenire la base per parlare di prevenzione, per aiutare a comprendere e conoscere il ruolo richiesto ai genitori della scuola italiana (ruolo che differisce ovviamente rispetto ad altri paesi del mondo), per interrogarsi sul tema della cittadinanza e del proprio ruolo all’interno del nuovo contesto di vita e di relazioni. Il libro può essere utilizzato come dono d’accoglienza per tutte le nuove donne che giungono sul territorio: un piccolo mattone sul quale costruire una fertile convivenza cittadina. Le autrici
GUIDA per i lavoratori stagionali
Per gli zingari non vale il politically correct
Per gli zingari non vale il politically correct Il piccolo Marius, di tre anni muore bruciato a Roma e il paese si accorge dei rom. È incivile morire così, perché si tengono le candele accese d’agosto sul pavimento per fare scappare i topi. Che morte è? E che vita è? Per gli zingari non è un buon momento. Pogrom in Ungheria, vita difficile in Romania dove sono un decimo della popolazione. E la rumorosa iniziativa francese. Un rientro incentivato dai soldi su base volontaria. Inutile e pericoloso. Inutile perché come europei i “rimpatriati” potranno riandare in Francia o dove gli pare. Pericoloso perché in un tempo di crisi indica gli zingari come il capro espiatorio. Prendersela con gli zingari. Gli unici per cui non vale mai il politically correct: sempre categoria in blocco e mai persone, sempre colpevoli in blocco e mai persone. Per loro non vale nemmeno la base del diritto occidentale: che la responsabilità di un reato è sempre personale. La fedina penale di alcuni, invece, diventa spesso l’occasione per abbattere un intero campo, disperdendo e colpendo anche bambini, donne, famiglie che non c’entrano niente. Eppure i rom sono gli europei che vivono meno, trent’anni di meno di noi altri europei. Perché vivono in condizioni inaccettabili. Anche quelli che non bruciano da piccoli. Ma dopo il tempo della pietà e della commozione arrivano i “giri di vite”. Campo abbattuto. Era stato già abbattuto ed era rinato. Che questo non faccia venire nessuna domanda e che si insista con le dichiarazioni forti, purtroppo, è pratica antica. Sarà stato il 1990, assessore ai servizi sociali a Roma Azzaro, Dc. Ricordo un forum, io, monsignor Di Liegro e l’assessore. Si parlò a lungo di zingari, dando consigli, inascoltati. Pochi anni dopo, conferenza stampa con l’Opera Nomadi e il sottoscritto: come fare i campi attrezzati di piccola dimensione, scolarizzazione per tutti, evitare di fare sgomberi insensati e campimega. La mattina dopo, dall’aeroporto, ricordo la telefonata un po’ più che risentita del sindaco Rutelli. Ricordo ancora, forse meno di tre anni fa, il primo sgombero del sindaco Veltroni di un campo attrezzato e non abusivo. Le lunghe telefonate, per spiegare l’assurdo di avere favorito un minimo di decenza e poi di distruggere tutto sulla spinta delle proteste del quartiere vicino: i campi attrezzati, dopo averli fatti, sono in genere lasciati a se stessi come certi pezzi di territorio del sud, da Scampia allo Zen a Rosarno. E nel vuoto arrivano quelli senza scrupoli. Ricordo questo solo per dire che sono almeno vent’anni che la politica sulla “questione zingari” è perdente. Trasversalmente. Non perché davvero difficile. Sono appena 160mila persone, la metà ragazzini, la metà di tutti addirittura italiani. Ma perché anche le cose buone che si fanno si interrompono sulla spinta della pressione popolare e, in tempi di crisi, questo diventa dirompente. L’unica cosa chiara è che non è solo il sindaco di Roma di oggi che ha lavorato sugli sgomberi. Ed è ancora chiaro che questi – senza alternative migliori e contestuali – non servono a niente se non a creare sofferenze evitabili, a interrompere percorsi di integrazione scolastica, a dividere famiglie, a ricreare abusivismo da un’altra parte, dove si vede meno. Perché gli zingari sono persone. O si eliminano fisicamente o “esistono”: non sarà qui, ma sarà da un’altra parte oppure ritornano. Per questo sarebbe bene decidere che una questione di 80mila minorenni va affrontata con la scolarizzazione per tutti e con le borse di studio e con un forte impegno sociale e di monitoraggio. E poi con percorsi protetti di inserimento nel mondo del lavoro con accordi di settore e l’aiuto di chi nei campi zingari ci va da anni e conosce individualmente le famiglie. Per questo occorre semplicemente fare gli sgomberi se sono pronti i campi attrezzati e non al “minimo vitale”, ma con servizi e iniziative che vadano a vantaggio anche dei residenti più vicini, sciogliendo la paura e il conflitto sociale. E creando un piano che includa gli zingari in maniera “omeopatica” ma reale anche in più vasti piani-casa (in un tempo in cui si parla di abbattere le Torbellamonaca di Roma e magari d’Italia, non aggiunge gran che al problema). In un po’ di anni ci si può riuscire. Sicuramente in vent’anni, pre e post tangentopoli tutto quello che è stato fatto di buono si è sempre interrotto per gli sgomberi e per rabbie popolari, spontanee o guidate. E l’assenza di una politica sociale che metta al centro l’unico dato certo: che gli zingari, buoni o cattivi, avrebbero diritto a vivere umanamente e non con i topi. Mario Marazziti
Nemici in casa. Il popolo rom nell’est europeo
La politica alla riscoperta dei migranti.
nuovi assegni familiari
ACCORDO PER L'INTEGRAZIONE
PIANO INTEGRAZIONE 2010
Pubblicazione "PAROLE IN MOVIMENTO"
decreto flussi 2010
Bando del FAI di Brescia
circolare applicativa per badanti e colf
indicazioni per regolarizzare colf e badanti
legge 102 del 2009 anticrisi
legge 94 del 2009 sulla sicurezza